Glossario del marketing web 2.0

L’affermazione del web 2.0 sta dando vita a molteplici tecniche, operative sia on-line che off-line ed integrabili tra di loro per coinvolgere ed incoraggiare le persone a parlare di prodotti, marche e servizi.
Le tipologie più comuni di marketing nel web 2.0 sono elencate sotto.

Buzz marketing: utilizzare notizie di alto-profilo che inducano la gente a parlare della marca. La marca è protagonista della conversazione.

Viral marketing: messaggi d’informazione o intrattenimento destinati ad essere scambiati tra gli utenti in maniera esponenziale, elettronicamente o via e-mail. La marca è sponsor della conversazione.

Community marketing: formare o supportare comunità di nicchia che condividono uno specifico interesse intorno ad un brand (come ad esempio: user groups, fan clubs e forums di discussione).
Generare e fornire strumenti, contenuti e informazioni che supportino/alimentino queste communities.

Grassroot marketing (grass=erba; root=radice): organizzare e motivare dei volontari per ottenere risonanza personale (basata sulle loro relazioni) o locale (basta sulla loro zona di influenza). Grassroot si riferisce ai media alternativi, definiti anche anche “radicali”, dei cittadini, comunitari, e ancora i media dal basso ovvero grassroot media.

Evangelist marketing: coltivare evangelisti, sostenitori, volontari e incoraggiarli ad avere un ruolo di leadership attiva nella diffusione e veicolazione del “verbo” connesso ad un brand, prodotto o servizio.

Product seeding: piazzare il giusto prodotto al posto giusto nel momento giusto, fornendo informazioni o samples per sensibilizzare i consumatori.

Influencer marketing: identificare comunità “chiave” e opinion leaders che sono in grado di parlare del prodotto ed influenzare l’opinione degli altri.

Cause marketing: supportare cause sociali per ottenere il rispetto e l’appoggio degli individui “affezionati alla causa”.

Brand blogging: creare blogs e/o partecipare in blogosfera, con lo spirito di instaurare conversationi aperte, sincere, trasparenti. Condividere informazioni chiave, che hanno valore, di cui la gente possa parlare.

Referral programs: creare strumenti e soluzioni che permettano al consumatore soddisfatto di riferire e trasmettere la sua soddisfazione ad altri consumatori.

Marketing tribale: è una strategia di marketing non convenzionale che mira a creare una comunità collegata al prodotto o servizio che si intende promuovere. Analizzando come l’antropologia le tribù postmoderne il marketing tribale crea e fortifica il sentimento comunitario dei consumatori, attraverso prodotti e strategia appositamente studiate per catalizzare la formazione delle comunità e supportarne lo sviluppo, l’autoriconoscimento e l’autosostentamento. I principali esponenti sono i francesi Michel Maffesoli e Bernard Cova, il secondo ritenuto il teorico del tribalismo, che fin dall’origine l’hanno contrapposto come alternativa mediterranea al marketing classico di stampo anglosassone. Il marketing tribale è la risposta mediterranea al pensiero dominante di marketing one-to-one di stampo americano. Mentre il marketing americano obbedisce essenzialmente ad una richiesta di individualizzazione e di personalizzazione dei consumatori, la proposta mediterranea mira invece a rispondere al nuovo e postmoderno bisogno dei consumatori di ristabilire un legame sociale comunitario. In un approccio tribale al consumo si tende a valorizzare prodotti o servizi che siano utili a soggetti consumatori, ma soprattutto che siano in grado di mettere in relazione più individui, più consumatori in una sola comunità dove ciascuno può dare contributi personali e investire le proprie energie. Non ci si trova più, come nel caso del marketing classico, in un approccio one to one tra azienda e consumatore, nell’era tribale l’approccio consiste tra cliente e cliente. Il soggetto non è più isolato ma legato a due o più individui.