Il guerrilla marketing

Da Wikipedia: “Guerriglia marketing è una definizione coniata dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel 1984 nel suo libro omonimo per indicare una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.”

La forza di un’azione di guerrilla marketing sta proprio nel creare una rottura nel vissuto quotidiano, lavorando sull’immaginario comune, decontestualizzando e reinterpretando oggetti ordinari che si trasformano così in protagonisti e veicoli della comunicazione.

È molto importante, infatti, che la creatività venga sviluppata a partire da dei “social sentiments” diffusi e condivisi che agiscono come motore inconscio di attrazione, veicolando il messaggio pubblicitario in maniera implicita e efficace.

Non è detto che per raggiungere tale scopo sia per forza necessario riferirsi o ammiccare a delle tematiche sociali attuali “sentite” per creare empatia tra il pubblico e il Brand, sicuramente però è una strategia sperimentata e funzionale.

Se lo scopo è quello di creare degli elementi di rottura nella percezione comune, nella vita di tutti i giorni, lo si può fare anche solo “visivamente” andando a reinterpretare e a trasformare la realtà in modo che il disorientamento voluto sia percepito come “differenza” rispetto alle forme della quotidianità.

Tale “differenza”, però, non deve essere fine a se stessa ma deve essere in grado di interagire col reale, modificandolo e facendolo diventare messaggio pubblicitario, mettendo in gioco forza espressiva, sorpresa, decontestualizzazione,  spaesamento, ironia, a-temporalità, rivisitazione e adattamento di codici espressivi propri di altri territori comunicativi, ecc.

La diffusione del messaggio avverrà in modo diretto e virale tramite le foto, i video e i messaggi che i testimoni oculari delle performances si scambieranno e condivideranno sul web. Altrimenti attraverso il newsmaking, ovvero l’amplificazione dell’evento da parte dei mezzi d’informazione tradizionali.

 

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